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Ancora lontani dalla meta della personalizzazione terapeutica gli oncologi

Sull'inserto Salute del Corriere della Sera del 19 giugno 2011 si legge riguardo all'emergente necessità, in ambito oncologico, del ricorso ad una maggiore personalizzazione delle terapie antineoplastiche. Si tratta di una controdendenza importante considerando che sino ad ora i protocoli terapeutici hanno sino ad ora tendenzialmente guidato la prasi terapeutica anvhe in questo ambito. Pare che, se anche con un pò di ritardo, ci sia resi conto che non solo esistono vari tipi di tumore ma che anche quelli che appartengono alla stessa tipologia hanno in realtà, nei diversi pazienti, caratteristiche biologiche differenti. Ciò, spiega l'articolo, sarebbe legato ad una diversa mappatura genica dei singoli tumori, responsabile dei differenti comportamenti biologici nei singoli pazienti. Pian piano, la Medicina Accademica si rende conto dell'assurdità della standardizzazione protocollare delle terapie Si tratta, in effetti di un notevole sforzo verso una migliore comprensione di ciò che è il"fenomeno neoplastico" ma siamo ancora lontani dalla comprensione della "complessità" biologica. In questo caso la personalizzazione della terapia, infatti, si fonda sulla diversità e particolarità biologica della malattia e non dell'organismo che ne è affetto. Personalizare significa, in realtà, e per definzione, considerare la "persona" nella sua totalità e non solo nella sua espressione particolare (il tumore con la sua espressività genica". La vera personalizzazione non deve considerare soltanto il comportamento biologico del tumore in rapporto alla propria espressione genica, ma soprattutto di questa in funzione del "terreno epigenetico". Se pur aberrante, esiste pur sempre una relazione, sul piano patogenetico e fisiopatologico, tra neoplasia ed organismo "ospite". Non considerare questo aspetto, che più di qualsiasi altra cosa caratterizza l'evoluzione biologica e clinica della malattia oncologica, significa limitare fortemente le possibilità di una corretta comprensione del fenomeno patologico neoplastico e, quindi, di raggiungere una maggiore efficacia terapeutica. Affermare la necessità di una personalizzazione terapeutica in relazione alla particolarità del tumore e non dell'organismo che lo ospita, significa considerare solo una faccia della moneta. La personalizzazione terapeutica è il futuro della prassi terapeutica oncologica, ma questa meta sarà realmente raggiunta, quando l'oggetto di studio non sarà più la molecola ma la Persona. Ad majora, oncologi

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