Il piede dell'adulto è un opera ingegneristica di straordinaria fattura la cui architettura è finalizzata alla distribuzione al suolo delle peso dell'intero corpo nonostante la piccola superficie dell'appoggio e lo sbilanciamento anteriore dello stesso. La grande capacità di resistenza del piede è garantita dallo sviluppo della volta plantare che, come un arco romano, consente la corretta distribuzione dei pesi e, quindi la possibilità di reggere il peso cui, i piedi, sono sottoposti. Per la corretta funzione di sostegno del piede è, pertanto fondamentale, la corretta formazione delle volte plantari laterale e, in particolare, mediale (interna). In realtà, però, il piede alla nascita è piatto, in quanto, la formazione delle volte si realizza progressivamente attraverso l'azione conformativa svolta dai muscoli della pianta del piede durante la deambulazione. La realizzazione delle volte del piede è, infatti, legata ad un movimento di torsione che si realizza tra l'avanpiede ed il retropiede legato alla rotazione esterna del complesso astragalo/calcaneare (retropiede) associata alla rotazione interna del complesso metatarso/falangeo (avanpiede). Tale movimento torsionale è il risultato della combinazione dei movimenti svolti dalle catene muscolari dell'arto inferiore durante l'atto deambulatorio. Nella fase di esecuzione del passo, la combinazione dei movimenti muscolari dei diversi segmenti dell'arto inferiore (coscia, gamba, retropiede, mesopiede ed avanpiede), separati dai punti di snodo rappresentati dalle articolazioni, provoca un movimento elicoidale dell'arto con rotazione esterna del femore, rotazione interna della tibia, cui corrisponde, una rotazione esterna del retropiede ed interna dell'avanpiede con conseguente torsione del piede, responsabile della formazione della volta plantare. Presupposto per la realizzazione del movimento elicoidale del piede è la possibilità che in fase di sviluppo questo abbia il massimo di libertà possibile. La costrizione del piede all'interno di una calzatura rigida (quali sono le scarpe correttive) e/o il posizionamento di un plantare per la correzione del piattismo, limitano la possibilità di realizzazione del movimento torsionale con conseguente persistenza del piede piatto oltre i 6 anni di età. È questo uno dei motivi per cui il piede piatto non deve esser mai trattato prima di quest'epoca, infatti, il piattismo è, come abbiamo visto, assolutamente fisiologico nella fase di sviluppo precedente i 6 anni di vita. Del resto, la conformazione delle ossa è principalmente indotta dall'azione delle forze di carico, trazione e torsione svolte dai muscoli. Limitare l'azione dei muscoli, con calzature rigide e limitanti e con plantari, non può che alterare l'azione confermativa svolta dagli stessi sulle ossa.
L'azione terapeutica del plantare dovrebbe essere quella di modificare passivamente la forma delle ossa ma, in realtà, questo bloccando l'azione e lo sviluppo del conformatore fisiologico, il muscolo, finisce con l'aggravare la situazione.
Un altro dei motivi per i quali il piede piatto non deve essere mai trattato prima dei 6-7 anni è legato al fatto che la propiocettività del piede matura dopo questa età, per cui, anche trattamenti di stimolazione propiocettiva con solette non raggiungerebbe nessuno scopo correttivo sia della pianta del piede che dell'assetto posturale.
L'azione terapeutica del plantare dovrebbe essere quella di modificare passivamente la forma delle ossa ma, in realtà, questo bloccando l'azione e lo sviluppo del conformatore fisiologico, il muscolo, finisce con l'aggravare la situazione.
Un altro dei motivi per i quali il piede piatto non deve essere mai trattato prima dei 6-7 anni è legato al fatto che la propiocettività del piede matura dopo questa età, per cui, anche trattamenti di stimolazione propiocettiva con solette non raggiungerebbe nessuno scopo correttivo sia della pianta del piede che dell'assetto posturale.
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